Note · Collegi

Chiedere il permesso per una foto è la parte che tutti ricordano. Decidere quando toglierla è la parte che è appena costata 3’000 euro.

Una sanzione in Spagna, la guida dell’autorità per le scuole, che cosa dice il diritto svizzero su consenso e conservazione, che cosa non so, e l’ordine che metterei nelle foto del sito di un collegio.

Daniel Esteban Feo7 min di lettura

Immagini la scena: a Milano, una donna di 24 anni prepara un colloquio di lavoro e cerca il proprio nome su Google. Tra le immagini trova sé stessa a quindici anni, con la giacca della squadra di sci, sul sito del collegio svizzero che ha frequentato. La didascalia riporta nome e cognome. A scuola nessuno sa più chi abbia firmato quel permesso, né dove sia finito il modulo.

Quasi tutto ciò che si scrive sulle foto di minori parla del permesso. Questa nota parla d’altro: di quanto tempo una foto può restare sul Suo sito, e di che cosa ne è quando chi vi compare non frequenta più la scuola.

Che cosa ha sanzionato l’autorità spagnola.

Secondo un riassunto pubblicato dallo studio legale ECIJA il 22 aprile 2026, l’autorità spagnola per la protezione dei dati (AEPD) ha sanzionato la fondazione che gestisce una scuola. Ad aprile 2024 il padre di un allievo si era lamentato: la scuola aveva pubblicato foto e video di suo figlio su Instagram, YouTube, Facebook e sul proprio sito, in post del 2021, del 2023 e del 2024. Quando ha chiesto di vedere l’autorizzazione, la scuola ha ammesso di non averla.

La scuola ha spiegato che chiedeva il consenso all’inizio di ogni anno scolastico. Per il 2023-2024 non c’era un’autorizzazione firmata, eppure il ragazzo compariva in almeno un’immagine per un «errore di identificazione». Degli anni precedenti non restava alcun modulo: la regola era conservare le autorizzazioni per un anno. L’autorità ha inflitto 3’000 euro per una pubblicazione senza un consenso dimostrabile.

Gli altri 3’000 euro sono, secondo me, la parte più utile. Il modulo della scuola prevedeva che le immagini fossero conservate «a tempo indeterminato finché l’interessato non ne chieda la cancellazione». L’autorità lo ha ritenuto eccessivo e sproporzionato, perché le immagini potevano restare online anche quando chi vi compariva era ormai maggiorenne o aveva lasciato la scuola. Dopo l’apertura del procedimento, la scuola ha fissato una durata massima di cinque anni. La sanzione totale di 6’000 euro è scesa a 3’600 per riconoscimento di responsabilità e pagamento volontario.

Che cosa dice la guida dell’autorità.

La guida dell’AEPD per le scuole distingue due casi. Le immagini scattate per la didattica, come un lavoro o una valutazione, non richiedono consenso. Quelle di eventi diffusi nel giornalino o sul sito, sì. Alla domanda se una scuola possa pubblicare sul proprio sito foto o video di chi la frequenta, risponde di sì, con il consenso di chi studia o della famiglia, oppure in modo che nessuno sia riconoscibile. E raccomanda che queste pubblicazioni stiano in un’area riservata del sito, con identificazione e password. In Spagna, sotto i quattordici anni, il consenso lo dà chi esercita la responsabilità genitoriale o la tutela.

E in Svizzera.

La legge federale sulla protezione dei dati dice qualcosa di molto simile con altre parole. L’articolo 6 richiede che il consenso, quando è necessario, sia dato liberamente, dopo debita informazione e in riferimento a uno o più trattamenti specifici. E aggiunge che i dati personali sono distrutti o resi anonimi appena non sono più necessari per lo scopo del trattamento.

Il Codice civile protegge la personalità, e con essa il diritto alla propria immagine: una lesione è illecita se non è giustificata dal consenso della persona lesa, da un interesse preponderante o dalla legge. Inoltre, chi è minorenne ma capace di discernimento esercita da sé i diritti legati alla propria personalità. La legge non fissa un’età per questa capacità: si valuta caso per caso. Non sono un avvocato. Da quale età firma chi studia, e se debba firmare anche la famiglia, è una domanda per la Sua consulenza legale.

Che cosa non so.

Non ho letto la decisione completa dell’autorità: mi baso sul riassunto dello studio legale, che ne riporta le motivazioni. Non conosco alcuna decisione svizzera pubblicata sulle foto di chi studia sul sito di un collegio, e non so come un tribunale svizzero valuterebbe una durata di cinque anni, o di dieci. Non esistono nemmeno dati pubblici su quante scuole tengano online foto di chi se n’è già andato. Quello che so è che un modulo che promette una conservazione «a tempo indeterminato» è già stato sanzionato una volta.

Il punto cieco: la foto non è solo nella galleria.

Cancellare una foto dalla galleria non la cancella dal sito. Il nome spesso è anche nella didascalia, nel nome del file e nel testo alternativo, cioè proprio dove legge Google Immagini. Ci sono giornalini e annuari in PDF di dieci anni fa, notizie vecchie, presentazioni inviate alle agenzie e copie negli archivi del web. E in una foto di gruppo può comparire qualcuno la cui famiglia ha detto di no, come nel caso spagnolo. Per alcune famiglie, una foto con nome, volto e scuola non è una questione di privacy. È una questione di sicurezza.

Il permesso si chiede una volta. La foto resta per anni.

La mia posizione.

Credo che il sito di un collegio debba mostrare la scuola, non catalogare chi la frequenta. Userei foto di chi studia, sì, ma con un permesso per canale e per anno scolastico, con una data di rimozione, senza nomi in didascalie, file e testi alternativi, e preferendo immagini in cui si riconoscono il luogo e l’attività più che il volto. I volti riconoscibili li riserverei al corpo docente e a chi ha già lasciato la scuola e dà il proprio consenso da maggiorenne. Ciò che è solo per le famiglie va in un’area riservata. Una foto senza data di rimozione non è un ricordo della scuola. È un problema rimandato.

Che cosa verificherei.

  • L’inventario. Quante foto con persone riconoscibili tra chi studia mostra oggi il Suo sito, di quale anno e su quali pagine.
  • La prova. Se ognuna si può collegare a un’autorizzazione firmata che conserva ancora.
  • I nomi. Didascalie, nomi dei file e testi alternativi, anche nelle versioni in altre lingue.
  • Ciò che non è nella galleria. Giornalini e annuari in PDF, notizie vecchie e materiale inviato alle agenzie.
  • Il modulo. Se separa sito, social e stampa, e se dice per quanto tempo resta pubblicata ogni foto e che cosa succede alla fine degli studi.

Da dove cominciare.

  1. Questa settimana

    Fare l’inventario

    Un elenco delle foto in cui chi studia è riconoscibile, con anno e pagina.

  2. Questo mese

    Togliere ciò che non può dimostrare

    Le foto senza un’autorizzazione reperibile e quelle di chi se n’è già andato, salvo un nuovo consenso.

  3. Questo trimestre

    Riscrivere il modulo

    Con la Sua consulenza legale: canale per canale, con una durata, una via per la rimozione e le firme giuste.

  4. Alla fine di ogni anno scolastico

    Verificare chi è partito

    Quali permessi scadono, quali foto vengono tolte e chi non deve comparire nelle foto di gruppo.

Cerchi sul Suo sito la foto più vecchia in cui compare uno studente con nome e cognome. Guardi la data. Ora pensi a quello studente oggi: è ancora a scuola? È ormai maggiorenne? Sa che la sua foto è ancora lì?

E una domanda per il team, non per il sito: se domani quell’ex studente chiedesse di toglierla, chi nella scuola saprebbe in quanti altri posti si trova la stessa immagine?

Se vuole che verifichi quali foto di studenti mostra oggi il Suo sito, con quali nomi e da quando, cominci dalla Diagnosi strategica. Per quanto tempo la Sua scuola conserva ogni immagine lo decide la Sua consulenza legale, non un designer.