Note · Collegi

Un assistente IA sul sito di un collegio deve saper rispondere. E soprattutto sapere quando non farlo.

Che cosa dicono le regole inglesi e il diritto svizzero sulla tutela dei minori, lo standard che il governo britannico fissa per l’IA nell’istruzione, e le regole che una scuola dovrebbe scrivere prima di attivare il suo assistente.

Daniel Esteban Feo7 min di lettura

Immagini la scena: una domenica alle 22.50, l’assistente del sito di un collegio sopra Lugano riceve un messaggio in spagnolo. Non riguarda le rette. Un padre scrive da Città del Messico che il figlio gli ha detto al telefono che non vuole più tornare nella sua casa del collegio, che non sa a chi dirlo, e che nemmeno lui sa a chi scrivere. L’assistente risponde in uno spagnolo impeccabile: lo ringrazia per l’interesse, riassume il programma di benessere e propone di prenotare una visita.

L’assistente ha fatto ciò che gli era stato chiesto: rispondere. Il problema è che in un collegio non tutto ciò che arriva è una richiesta. Costruisco assistenti di questo tipo, ed è per questo che comincio da ciò che non devono fare. Credo che la prima regola di un’IA sul sito di una scuola non sia ciò che sa rispondere, ma ciò che sa riconoscere.

Che cosa è già regola in Inghilterra.

Le famiglie che conoscono le scuole inglesi arrivano con altri riferimenti, perché lì la tutela dei minori ha regole scritte. La guida ufficiale del governo britannico per le scuole in Inghilterra, Keeping children safe in education, nell’edizione 2026 in vigore dal 1° settembre, chiede a ogni scuola una politica di tutela dei minori rivista almeno una volta l’anno e accessibile al pubblico, sul sito della scuola o con altri mezzi. Chiede anche che i canali con cui gli allievi possono segnalare qualsiasi forma di abuso siano conosciuti, facili da capire e facili da usare.

La stessa guida dice che nessuno del personale deve mai promettere a un minore di non dire a nessuno ciò che ha raccontato. E le norme per le scuole indipendenti in Inghilterra impongono di pubblicare sul sito come la scuola adempie al suo dovere di tutela. Una famiglia che viene da quel sistema sa che cosa cercare, e se ne accorge quando manca.

Che cosa chiede già il diritto svizzero al personale.

In Svizzera, dal 1° gennaio 2019, l’articolo 314d del Codice civile obbliga chi lavora nell’educazione, nell’assistenza, nell’insegnamento e in altri ambiti, e ha contatti regolari con minori, ad avvisare l’autorità di protezione dei minori quando vi sono indizi concreti che l’integrità fisica, psichica o sessuale di un minore è minacciata e non può porvi rimedio nell’ambito della propria attività. Ne sono escluse le persone soggette al segreto professionale secondo il Codice penale, che hanno il diritto di avvisare. Adempie all’obbligo anche chi avvisa la persona da cui dipende. E i Cantoni possono prevedere altri obblighi.

In altre parole, la scuola ha già, per legge, persone che sanno che cosa fare di un indizio. Ciò che spesso manca è una strada perché un messaggio scritto sul sito, di notte e in un’altra lingua, arrivi a una di loro.

Lo standard che il governo britannico fissa per l’IA.

Da gennaio 2025 il ministero inglese dell’Istruzione pubblica standard di sicurezza per i prodotti di IA generativa nell’istruzione, aggiornati il 19 gennaio 2026. Per gli strumenti usati dagli allievi si aspetta che il prodotto riconosca i messaggi che possono indicare un problema di tutela e avvisi le persone responsabili. Si aspetta anche che la scuola inserisca i recapiti della persona responsabile della tutela al momento della configurazione, che siano confermati prima dell’attivazione e che gli allarmi ad alto rischio le arrivino entro un termine concordato.

Che cosa non so.

Non so quali obblighi abbia aggiunto il Suo Cantone. Non ho trovato dati pubblici su quanti messaggi di questo tipo riceva un collegio, e sospetto che poche scuole li contino. E lo standard inglese è scritto per strumenti usati da allievi in Inghilterra: un assistente che parla con le famiglie in Svizzera non vi è tenuto. Lo uso come metro perché è il più concreto che conosca.

Il punto cieco: la lingua e l’ora.

Una preoccupazione così non arriva quasi mai con la parola «abuso». Arriva nella lingua della famiglia, a tarda ora, avvolta in una domanda pratica: se si può cambiare camera, se il figlio può tornare a casa prima, se qualcuno può chiamarlo stasera. Un assistente configurato per rette e visite la legge come una richiesta in più. E l’allarme, se c’è, finisce in una casella che si apre il lunedì.

A volte la risposta migliore di un assistente è passare la conversazione a una persona.

La mia posizione.

Credo che nessun collegio dovrebbe attivare un assistente IA sul suo sito senza aver deciso prima, per iscritto, a quali messaggi non risponde, chi avvisa e in quanto tempo. L’assistente non valuta e non promette il silenzio. Dà il nome e il numero della persona di turno e la avvisa subito, con il messaggio originale e la sua traduzione. Il resto lo fa un adulto. E la politica di tutela, pubblicata in ogni lingua del sito, dice alla famiglia la stessa cosa dell’assistente. Un assistente che non sa quando tacere non ha posto sul sito di un collegio.

Che cosa verificherei.

  • La politica pubblicata. Se la Sua politica di tutela è sul sito, in ogni lingua del sito e con la data dell’ultima revisione.
  • La persona di turno. Se il sito dice chi chiamare di notte e nel fine settimana, con un numero di telefono e non solo un indirizzo e-mail.
  • Le regole dell’assistente. A quali messaggi non risponde, in quali lingue li riconosce e che cosa ne fa.
  • Il percorso dell’allarme. Chi raggiunge, con quale canale, in quanto tempo, e chi lo copre durante le vacanze.
  • Le prove. Se qualcuno ha provato l’assistente con messaggi ambigui, in cinese, in russo o in arabo, prima di attivarlo.

Da dove cominciare.

  1. Oggi

    Leggere il Suo sito come una famiglia preoccupata

    Cercare, in ogni lingua, a chi si scrive se qualcosa non va, e contare i clic.

  2. Questo mese

    Scrivere le regole

    Con la persona responsabile della tutela: quali messaggi passano sempre a una persona, a chi e in quanto tempo.

  3. Prima di attivare

    Provare con messaggi difficili

    Frasi ambigue, in più lingue e a tarda ora, verificando dove arriva ogni allarme.

  4. Ogni anno scolastico

    Rivedere insieme alla politica

    Quando si rivede la politica di tutela, rivedere anche le regole dell’assistente e i numeri di telefono.

Scriva Lei stesso il messaggio più difficile che il Suo sito potrebbe ricevere una domenica alle due di notte. Non quello di una famiglia con dubbi sulle rette, ma quello di uno studente che non sa a chi dirlo.

Ora risponda con sincerità: chi lo leggerebbe, quando, e che cosa direbbe il sito nel frattempo? Se la risposta dipende da un assistente, sa che cosa risponderebbe? E se non c’è, che cosa capisce quello studente quando nessuno risponde?

Se vuole che verifichi come risponde oggi il Suo sito, e il Suo assistente se già lo ha, quando un messaggio non è una richiesta, cominci dalla Diagnosi strategica. Che cosa esige il Suo cantone e come si applica alla Sua scuola lo decidono la Sua consulenza legale e il Suo responsabile della tutela, non un designer.